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domenica 16 dicembre 2018

Jean-Pierre Léaud

De quoi s'agit-il?

74 anni, 28 Maggio 1944 (Gemelli), Parigi (Francia)
occhiello
Hai risposto bene?
Non mi hanno interrogato.
Dovevi chiederlo tu, farti notare. Questo è il segreto del successo: nella vita bisogna sempre avere iniziativa.

dal film I quattrocento colpi (1959) Jean-Pierre Léaud è Antoine Doinel
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Jean-Pierre Léaud
Festival di Berlino 1966
Premio miglior attore per il film Il maschio e la femmina di Jean-Luc Godard



Ultimo tango a Parigi

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,82)
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Marlon Brando, Maria Schneider, Maria Michi, Giovanna Galletti, Gitt Magrini.
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Genere Drammatico, - Italia 1972. Uscita 21/05/2018.

I quattrocento colpi

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,60)
Un film di François Truffaut. Con Jean-Pierre Léaud, Albert Rémy, Claire Maurier, Patrick Auffay, Georges Flamant.
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Genere Drammatico, - Francia 1959. Uscita 25/09/2014.

Miracolo a Le Havre

* * * * -
(mymonetro: 4,00)
Un film di Aki Kaurismäki. Con André Wilms, Kati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, Blondin Miguel, Elina Salo.
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Genere Commedia, - Finlandia, Francia, Germania 2011. Uscita 25/11/2011.

The Dreamers - I sognatori

* * * - -
(mymonetro: 3,07)
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Robin Renucci, Anna Chancellor.
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Genere Drammatico, - Italia, Gran Bretagna, Francia 2003.

Effetto notte

* * * * -
(mymonetro: 4,04)
Un film di François Truffaut. Con Jacqueline Bisset, François Truffaut, Valentina Cortese, Jean-Pierre Aumont, Alexandra Stewart.
continua»

Genere Commedia, - Francia 1973.
Filmografia di Jean-Pierre Léaud »

sabato 1 dicembre 2018 - Tutti i film da vedere e rivedere della 36esima edizione del festival.

Wildlife vince il TFF e mette al centro i giovani (dis)armati di buona volontà

Marzia Gandolfi cinemanews

Wildlife vince il TFF e mette al centro i giovani (dis)armati di buona volontà Il Gran Premio Torino 2018, assegnato quest'anno a Jean-Pierre Léaud, ha immerso la 36° edizione del Festival in una rêverie crepuscolare e fantasmagorica, convocando sotto la Mole i fantasmi della Nouvelle Vague. L'attore francese è un tesoro cinéphile la cui carriera, sempre inattesa e perfetta, non conosce passi falsi. Da Truffaut a Godard, da Garrel ad Assayas, passando per Pasolini e Eustache, Jean-Pierre Léaud si è costruito una filmografia intellettuale e preziosa tra le più belle al mondo. Torino lo celebra e torna idealmente sui ruoli emblematici di un attore che abbiamo visto crescere sullo schermo e incarnare una generazione di autori straordinari. Impresso con forza e tenerezza nel cuore dei cinefili, il premio e una retrospettiva dedicata a Jean Eustache (Le père Noël a les yeux bleus, La maman et la putain) hanno permesso alle nuove generazioni e al grande pubblico di 'avvicinare' un'artista che non ha perso un'oncia della sua aura ma è stato vergognosamente ignorato dalle ricompense istituzionali fino al César d'honneur nel 2000 e la Palme d'honneur alla carriera al Festival di Cannes nel 2016. Attore anti-naturalista per eccellenza, Jean-Pierre Léaud fa parte integrante del nostro immaginario e del mistero dello schermo. I 400 colpi, il suo primo lungometraggio (da protagonista), costituisce il suo atto di nascita cinematografico. A quattordici anni incarna con sconcertante aplomb e disorientante fragilità Antoine Doinel, studente appassionato di Balzac che fugge la sua vita familiare e la sua infanzia difficile. E a quell'incredibile racconto di formazione che è il film di François Truffaut, che lancia due traiettorie da leggenda, guardano alcuni dei giovani registi in concorso.
Da Paul Dano, che con il suo Wildlife ha vinto il premio come Miglior Film, a Margaux Bonhomme (Marche ou crève), da Guillaume Senez (Le nostre battaglie, vincitore del Premio del pubblico) a Valerio Mastandrea (Ride), da Sébastien Pilote (La disparition des lucioles) a Melissa B. Miller (All These Small Moments), molte delle opere viste hanno al cuore, o accanto, un ragazzino o una fanciulla (dis)armati di buona volontà in un mondo freddo e dentro drammi familiari declinati secondo la sensibilità dell'autore.

martedì 13 novembre 2018 - Ricco ed eterogeneo, è stato presentato il programma della 36esima edizione (23 novembre-1 dicembre).

Torino Film Festival, la luce del grande cinema all'ombra della mole

Marianna Cappi cinemanews

Torino Film Festival, la luce del grande cinema all'ombra della mole Il Torino Film Festival è un trentaseienne in gran forma, come dimostra la presentazione alla stampa di oggi 13 novembre, del programma 2018, che avrà luogo tra il 23 novembre e il primo dicembre e prevede 34 anteprime mondiali e 59 anteprime italiane, selezionate tra più di 4mila titoli, tra lungometraggi, mediometraggi e corti.
La direttrice Emanuela Martini ha cominciato annunciando le giurie del festival, tra le quali figura come capofila quella del concorso, "Torino 36", composta dal regista cinese Jia Zhang-ke, dalla produttrice italiana Marta Donzelli, da Miguel Gomes, regista portoghese, dall'inglese Col Needham, fondatore e CEO di IMDb, e dal regista austriaco Andreas Prochaska.
Sono stati presentati con maggiori particolari i film che apriranno e chiuderanno il festival, già resi noti da qualche tempo: The Front Runner e Santiago, Italia. L'apertura, venerdì 23 novembre, è affidata a The Front Runner di Jason Reitman: film classico e altmaniano, appartenente al filone democratico, che racconta il ritiro dalla corsa elettorale, nel 1988, del senatore americano Gary Hart, interpretato da Hugh Jackman, accusato di avere una relazione extraconiugale con una modella. Il film uscirà in Italia a febbraio 2019, distrubuito da Warner Bros. La chiusura del festival, il primo dicembre, è invece affidata all'ultimo film di Nanni Moretti, il documentario Santiago, Italia, che racconta il ruolo dell'ambasciata italiana a Santiago nei mesi successivi al golpe che destituì Allende: come centinaia di oppositori al nuovo regime chiesero lì rifugio e come i rifugiati raggiunsero poi l'Italia. Il film uscirà nelle sale il 6 dicembre, distribuito da Academy Two.
Quindici sono invece i titoli del concorso, riservato a opere prime, seconde o terze. L'unico italiano è Ride, esordio alla regia dell'attore Valerio Mastandrea, che promette risate e commozione. Il resto del panorama della principale sezione competitiva è eterogeneo, stilisticamente e tematicamente, tra noir, commedie e anche cosiddetti "film da festival", che ormai costituiscono un genere a sé stante. Torna il vincitore del TFF33, Guillaume Senez, con Nos Batailles, con Romain Duris; c'è l'Islanda con Vargur, ruvido e perturbante; le Filippine di Nervous Translation; la dark comedy alla greca di Oiktos, dallo sceneggiatore di Lanthimos; e c'è Wildlife, l'esordio alla regia dell'attore Paul Dano dal romanzo "Incendi" di Richard Fox, con Jake Gyllenhaal e Carey Mulligan.

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