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sabato 23 febbraio 2019

Julianne Moore

Una sofisticata signora di Hollywood

Nome: Julie Anne Smith
58 anni, 3 Dicembre 1960 (Sagittario), Fayetteville (Arkansas - USA)
occhiello
Ma queste che sono?!
Ah, le ragazze e io facciamo un “labbra party”, più tardi. Puoi venire anche tu se vuoi. David ci toglie il grasso dalle chiappe e lo mette nelle labbra.
Allora è per questo che si dice “avere una faccia da c**o”!

dal film Laws of Attraction (Matrimonio in appello) (2004) Julianne Moore è Audrey Woods
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Julianne Moore
Golden Globes 2015
Nomination miglior attrice in un film drammatico per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Golden Globes 2015
Nomination miglior attrice in un film brillante per il film Maps to the Stars di David Cronenberg

BAFTA 2015
Nomination miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Golden Globes 2015
Premio miglior attrice in un film drammatico per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Premio Oscar 2015
Nomination miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

BAFTA 2015
Premio miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Premio Oscar 2015
Premio miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Festival di Cannes 2014
Premio miglior attrice per il film Maps to the Stars di David Cronenberg

Golden Globes 2013
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

Golden Globes 2013
Premio miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

CCTA 2012
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

Emmy Awards 2012
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

Golden Globes 2011
Nomination miglior attrice in un film brillante per il film I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko

BAFTA 2011
Nomination miglior attrice per il film I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko

Golden Globes 2010
Nomination miglior attrice non protagonista per il film A Single Man di Tom Ford

Golden Globes 2003
Nomination miglior attrice per il film Lontano dal paradiso di Todd Haynes

Festival di Berlino 2003
Premio miglior attrice per il film The Hours di Stephen Daldry

Premio Oscar 2002
Nomination miglior attrice per il film Lontano dal paradiso di Todd Haynes

Premio Oscar 2002
Nomination miglior attrice non protagonista per il film The Hours di Stephen Daldry

Festival di Venezia 2002
Premio coppa volpi migliore interpretazione femminile per il film Lontano dal paradiso di Todd Haynes

Golden Globes 2000
Nomination miglior attrice per il film Fine di una storia di Neil Jordan

Golden Globes 2000
Nomination miglior attrice per il film Un marito ideale di Oliver Parker

Premio Oscar 1999
Nomination miglior attrice per il film Fine di una storia di Neil Jordan

Golden Globes 1998
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Boogie Nights - L'altra Hollywood di Paul Thomas Anderson

Premio Oscar 1997
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Boogie Nights - L'altra Hollywood di Paul Thomas Anderson

Festival di Venezia 1993
Premio coppa volpi straordinaria per il film America oggi di Robert Altman



Scopri tutti i film premiati alla 87a edizione degli Academy Awards.

Oscar 2015, il trionfo di Birdman

lunedì 23 febbraio 2015 - Tirza Bonifazi cinemanews

Oscar 2015, il trionfo di Birdman Tutti i pronostici che davano per vincitore Birdman di Alejandro González Iñárritu, gran favorito della stagione cinematografica, sono andati a segno. Per il secondo anno consecutivo è un messicano a guadagnare l'Oscar come Miglior regista: Alejandro González Iñárritu che in Birdman aveva sperimentato nuove architetture narrative mantenendo sempre il gusto per le storie intrecciate. Ma non solo. Il messicano si è anche guadagnato il premio più importante dell'Academy: quello di Miglior film. Quanto al suo grande rivale, Grand Budapest Hotel di Wes Anderson si è portato a casa quattro premi dei nove ai quali era candidato: Migliori costumi, Miglior trucco e acconciatura, Miglior scenografia, Miglior colonna sonora.

Più in generale l'edizione numero 87 della notte di gala più attesa dall'industria cinematografica e dagli appassionati di cinema e dello spettacolo non ha regalato grandi sorprese, se non per il premio a Miglior attore protagonista andato a Eddie Redmayne per La teoria del tutto (tutti davano per certa la vittoria di Michael Keaton). Tra le sorprese di questa edizione vista in più di cento paesi e più di 24 fusi orari c'è sicuramente la buona conduzione di Neil Patrick Harris. Il tre volte vincitore del People's Choice Awards divenuto celebre soprattutto per il ruolo del facoltoso donnaiolo Barney Stinson nella sitcom How I Met Your Mother, ha dato prova di tutte le sue qualità come attore, cantante, ballerino, presentatore e prestigiatore, a partire dal numero di apertura, un musical che sembrava una lettera d'amore scritta da Broadway a Hollywood. Uno dei momenti più divertenti della serata lo ha visto protagonista in mutande mentre riproponeva uno dei piani sequenza di Birdman nel quale compariva anche Miles Teller, il batterista di Whiplash.

Nessuna sorpresa nella categoria Miglior attore non protagonista. Per quanto fuori dagli schermi il professore di musica di Simmons possa essere criticato per i suoi metodi poco ortodossi, al cinema ha raccolto solo consensi. Dopo aver vinto i maggiori premi dell'industria, J. K. Simmons ha conquistato anche l'Academy che ha riconosciuto il suo immenso lavoro in Whiplash concedendogli l'Oscar. E pensare che tutto iniziò da un piccolo cortometraggio indipendente - per il quale l'attore non ricevette neanche un centesimo - che il regista Damien Chazelle presentò al Festival di Sundance nel 2012 e che ha finito per guadagnarsi tre premi. Nessuna sorpresa nella cinquina rosa: Patricia Arquette era la favorita per il suo ruolo di mamma in Boyhood ed era anche l'attrice non protagonista più quotata secondo i bookmakers. Non c'era storia neanche nella categoria Miglior Attrice perché si dava per scontato che a vincere fosse Julianne Moore per il ruolo di una professoressa di linguistica malata di una forma precoce di Alzheimer in Still Alice.

L'italiana Milena Canonero si è contraddistinta per essere stata la prima donna della serata a vincere l'Oscar (il quarto della sua carriera) che ha coinciso anche con la prima delle nove candidature messa a punto da Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Anche se i favoriti sembravano essere Bill Corso e Dennis Liddiard per Foxcatcher, per il lavoro svolto sull'attore Steve Carell che sotto il cerone appariva irriconoscibile, il premio per Miglior trucco e acconciatura se lo sono portati a casa Frances Hannon e Mark Coulier per Grand Budapest Hotel. Milena Canonero e Frances Hannon sono state anche tra le poche donne (nove in tutto) a impugnare l'Oscar in un'edizione che già contava poche candidate nelle varie categorie. L'altra critica che è stata mossa all'Academy riguardava la poca presenza di afroamericani nelle varie categorie (per la prima volta dal 1998 non ci sono candidati non bianchi tra gli attori) e dalla scarsa considerazione per Selma che ha ricevuto solo due nomination di cui solo una messa a segno: Migliore canzone originale per Glory.

Nella categoria Miglior film straniero il polacco Pawel Pawlikowski ha rispettato tutte le previsioni impugnando l'Oscar per Ida mettendo in chiaro ancora una volta che la tematica dell'Olocausto è sempre ben vista dall'Academy e tenendo un discorso di ringraziamento troppo lungo secondo i canoni della diretta televisiva da guadagnarsi lo spegnimento delle luci. Sorte che stava per toccare anche ai registi di Big Hero 6, vincitori nella categoria di Miglior film d'animazione. Citizenfour, film su Edward Snowden, ha invece trionfato quale Miglior Documentario (battendo in volata Alla ricerca di Vivian Maier, già disponibile in streaming su MYMOVIESLIVE). Finalmente dopo due ore dall'inizio della cerimonia il film più quotato dell'87 edizione degli Oscar, Birdman, si è guadagnato la prima statuetta, che è finita nelle mani del direttore della fotografia messicano Emmanuel Lubezki (il secondo è arrivato dopo un'altra ora per la Migliore sceneggiatura originale). Prima di giungere ai premi più importanti, il francese Alexandre Desplat, rivale di se stesso nella categoria Miglior colonna sonora (dove concorreva anche con The Imitation Game), ha finito per portarsi a casa l'Oscar al servizio di Wes Anderson in Grand Budapest Hotel.

Guarda il photocall dei vincitori »

   

La stanza delle meraviglie

* * * - -
(mymonetro: 3,32)
Un film di Todd Haynes. Con Julianne Moore, Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Cory Michael Smith.
continua»

Genere Avventura, - USA 2017. Uscita 14/06/2018.

Suburbicon

* * * - -
(mymonetro: 3,20)
Un film di George Clooney. Con Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Glenn Fleshler, Alex Hassell.
continua»

Genere Commedia, - USA 2017. Uscita 06/12/2017.

Kingsman - Il cerchio d'oro

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Matthew Vaughn. Con Colin Firth, Julianne Moore, Taron Egerton, Mark Strong, Halle Berry.
continua»

Genere Azione, - USA 2017. Uscita 20/09/2017.

Il piano di Maggie - A cosa servono gli uomini

* * * - -
(mymonetro: 3,22)
Un film di Rebecca Miller. Con Greta Gerwig, Julianne Moore, Ethan Hawke, Bill Hader, Maya Rudolph.
continua»

Genere Commedia, - USA 2015. Uscita 29/06/2016.

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte II

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)
Un film di Francis Lawrence. Con Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Julianne Moore, Wes Chatham, Elden Henson.
continua»

Genere Avventura, - USA 2015. Uscita 19/11/2015.
Filmografia di Julianne Moore »

giovedì 14 febbraio 2019 - La proposta di un remake hollywoodiano sarebbe arrivata al regista direttamente da Julianne Moore, 'folgorata' dal racconto della vita quotidiana della cinquantenne Gloria. Da giovedì 7 marzo al cinema.

Gloria Bell, Lelio replica se stesso e si supera per gradimento

Ilaria Ravarino cinemanews

Gloria Bell, Lelio replica se stesso e si supera per gradimento Orso d'Argento alla protagonista Paulina Garcia durante la Berlinale del 2013, Gloria del cileno Sebastian Lelio è stato un successo in patria e un trionfo fuori dai confini nazionali. Passato in Canada al Festival di Toronto, premiato in Europa (al festival di Berlino, ma anche a San Sebastian), in Messico, in Argentina, in Perù e in India, negli Stati Uniti il quarto film di Lelio (primo regista cileno a ricevere l'Oscar, nel 2018, con Una donna fantastica ha ricevuto l'attestato di stima più grande che Hollywood possa consegnare a un regista non americano: l'offerta di un remake, identico all'originale, ma girato con attori statunitensi. Una proposta che sarebbe arrivata a Lelio direttamente da Julianne Moore, coproduttrice dell'operazione, "folgorata" dal racconto della vita quotidiana della cinquantenne Gloria, e decisa a confrontarsi con l'eccellente performance della Garcia. Il risultato, nelle sale italiane dal 7 marzo, è Gloria Bell: un film girato da Lelio come su carta carbone, uguale in ogni inquadratura all'originale, con due importanti differenze. Un nuovo cast (oltre a Moore anche John Turturro, Michael Cera, Brad Garrett) e un'ambientazione diversa, da Santiago a Los Angeles. A Toronto, dove il film è stato presentato a settembre, Lelio ha superato se stesso, battendo - per gradimento - il suo film originale. Il remake americano di un film straniero è da sempre un grande classico di Hollywood. Eppure è raro che a dirigere il nuovo progetto sia chiamato il regista del film originale (come dimostra di recente Il capitale umano di Paolo Virzì, diretto negli Stati Uniti da Marc Meyers). Eppure il "caso" Lelio non è isolato. Tra i primi a ricevere l'onore di dirigere il proprio remake a Hollywood (o di sfruttarne la vetrina) fu Alfred Hitchcock, che nel 1956 si fece produrre la versione americana del suo L'uomo che sapeva troppo, già realizzato nel 1934 ma in Inghilterra. Come diretto antecedente del "caso" Lelio c'è senza dubbio l'operazione Funny Games, con cui nel 2007 l'austriaco Michael Haneke riconvertì per gli States - riproducendolo inquadratura per inquadratura - il suo film del 1997.

sabato 26 gennaio 2019 - Il remake americano di Gloria è un ritratto femminile di stupefacente onestà e sensibilità impreziosito da nuovi grandi interpreti. Da giovedì 7 marzo al cinema.

Gloria Bell, il trailer italiano del film con Julianne Moore

a cura della redazione cinemanews

Gloria Bell, il trailer italiano del film con Julianne Moore Gloria Bell è una donna energica e indipendente alla ricerca di amori (e amanti) passeggeri. La notte nei dancing si stordisce di avventure e disco music flirtando dietro ai cocktail. Poi a bordo pista incontra Arnold, che sembra dissimulare un segreto pesante, e si abbandona a una folle passione, oscillando tra speranza e disperazione. Tra alti e bassi perché non sempre apprendiamo dagli errori passati. Attraverso una relazione 'in assetto variabile', che la lascia come un relitto sulla spiaggia, Gloria scopre una forza insospettata che le permette di affrancarsi. Sebastián Lelio gira il remake del suo Gloria dopo aver ottenuto un riconoscimento internazionale nel 2017 con Una donna fantastica, per cui vince l'Oscar nella categoria Miglior Film Straniero, e aver consolidato il successo nel 2018 con Disobedience. Marzia Gandolfi Al cinema da giovedì 7 marzo, Gloria Bell - di cui presentiamo in anteprima il trailer italiano ufficiale - è un ritratto femminile di stupefacente onestà e sensibilità. Nel cast, oltre a Julianne Moore e John Turturro, troviamo anche Michael Cera, Sean Astin e Alanna Ubach.

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