Il professore cambia scuola

Film 2017 | Commedia +13 106 min.

Regia di Olivier Ayache-Vidal. Un film Da vedere 2017 con Denis Podalydès, Abdoulaye Diallo, Tabono Tandia, Pauline Huruguen, Alexis Moncorge. Cast completo Titolo originale: Les grands esprits. Genere Commedia - Francia, 2017, durata 106 minuti. Uscita cinema giovedì 7 febbraio 2019 distribuito da PFA Films e EMME Cinematografica. Oggi tra i film al cinema in 11 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,16 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Costretto a trasferirsi in una scuola suburbana, il professor Foucault deve affrontare le dinamiche di un luogo di periferia. In Italia al Box Office Il professore cambia scuola ha incassato 28,4 mila euro .

Consigliato sì!
3,16/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,81
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un film sincero che sfiora il documentario.
Recensione di Francesca Ferri
mercoledì 4 aprile 2018
Recensione di Francesca Ferri
mercoledì 4 aprile 2018

François Foucault è professore di lettere al prestigioso liceo Henri IV di Parigi. Durante una serata, l'uomo si lamenta con una funzionaria dell'Educazione nazionale dei problemi delle scuole di periferia dove bisognerebbe inviare dei professori più competenti. Il messaggio viene recepito e François si ritrova a dover accettare, per la durata di un anno, il trasferimento in un liceo di periferia da cui si aspetta il peggio. Il professor Foucault dovrà allora confrontarsi con i limiti del sistema educativo e mettere in discussione i suoi principi e i suoi pregiudizi.

Olivier Ayache-Vidal firma il suo primo lungometraggio che risulta una toccante commedia drammatica sulla scuola pubblica, l'insegnamento e i problemi delle periferie.

Les grands esprits è un film di finzione per cui il regista si è talmente documentato da sfiorare il documentario. Per due anni Ayache-Vidal, infatti, si è immerso nella vita del liceo Barbara de Stains, nella periferia parigina, osservando la comunità turbolenta ma piena di vita, ben distante dal mondo suburbano infernale dell'immaginario collettivo. Ricordando così l'ottimismo e la speranza di Les Heritiers (2014) di Marie Castille Mention-Schaar e la tenacia ammirevole che anima Entre les murs (2008) di Laurent Cantet, Les Grands Esprits riprende il filone di un cinema sociale riconciliatore che si insinua tra i banchi di scuola alla ricerca di risposte alla mancanza di integrazione, ambizione e cultura di quei giovani che crescono lontano dalla tour Eiffel. L'autenticità, dunque, sembra la vera preoccupazione del regista che, perciò, ha voluto dei volti nuovi come insegnanti e i veri ragazzi del liceo Barbara come alunni.

Nel confronto, nello scambio, nel vero incontro tra insegnanti e studenti risiede il nocciolo del film che si sviluppa seguendo l'evoluzione del rapporto tra il professor Foucault, interpretato dal brillante Denis Podalydès della Comédie Française, e il sorprendente Seydou, un vero alunno della scuola dal nome di Abdoulaye Diallo.

Figlio di un uomo di lettere conosciuto e apprezzato, l'esigente professore di uno dei migliori licei parigini che si diverte a umiliare i suoi studenti sarà costretto, dunque, a rivedere il modo di insegnare i suoi classici, lasciando emergere un'umanità inaspettata nei confronti di giovani problematici che nessuno sa come prendere. Messo da parte il controproducente rigore, Foucault cerca dei metodi alternativi per parlare di Victor Hugo, riuscendo infine a coinvolgere anche il più ribelle come Seydou, che rivelerà un'intelligenza che nessuno prima era riuscito ad apprezzare.

Ayache-Vidal dunque si interroga sulle contraddittorietà e le assurdità del sistema pubblico, sulla cecità dei professori che preferiscono liquidare i propri alunni come svantaggiati piuttosto che vedere la propria incompetenza, sulla complessità ma anche l'emozione di riuscire a far leggere "Les Misérables" a chi non ne ha mai sentito parlare. Nonostante una narrazione prevedibile, il regista riesce nel proposito sincero di ridare speranza all'educazione in quello che è in fondo il ritratto di un professore eroico.

Oltre la riflessione sull'importanza della scuola o la denuncia delle problematiche delle banlieues, Olivier Ayache-Vidal racconta la grandezza di un professore nell'offrire ai suoi studenti un avvenire lontano dall'ignoranza a cui il contesto sociale li avrebbe destinati.

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VIDEO RECENSIONE
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 11 febbraio 2019
Michele Camero

 Ancora un film sulla scuola di oggi che arriva dalla Francia da dove ce ne arriva in media uno all'anno. Trattasi di prodotti secondo cliché abbastanza collaudati fondati su trame che si somigliano poiché sviluppano dinamiche più o meno simili e prevedibili, affidate a bravi attori che contribuiscono a realizzare tecnicamente un buon risultato finale.

FOCUS
INCONTRI
giovedì 7 febbraio 2019
Marzia Gandolfi

Ambientato nelle banlieue di Parigi, Il professore cambia scuola (guarda la video recensione) fa avanzare il dibattito sul sistema scolastico, che sovente fatica a compiere la sua missione. Soprattutto nelle periferie delle città dove Olivier Ayache-Vidal piazza la macchina da presa al termine di uno studio approfondito sul territorio. L'idea al cuore del film è di confrontare i figli nati dall'immigrazione con la tradizione classica francese. Il mediatore è un professore 'blasonato' trasferito da un prestigioso liceo parigino in una scuola delle banlieue per un suggerimento supponente e azzardato. Il suo metodo, dopo l'iniziale spiazzamento, è di restituire agli allievi la propria dignità, trovare dei metodi alternativi per interessarli alla letteratura, preferire la perseveranza alla sistematicità del consiglio di disciplina. A Roma per presentare il suo film davanti agli studenti e ai loro professori, Olivier Ayache-Vidal ci racconta la sua visione della scuola e dell'insegnante, cavalcando l'onda di un cinema popolare riconciliatorio. Perché qualche volta la volontà di un professore può conciliare 'grandi spiriti' e "grandi testoni".

Diversamente da molti film americani, nel suo gli studenti non diventano brillanti da un giorno all'altro, non ci sono progressioni spettacolari. Dunque è possibile evitare i cliché del genere?
È possibile osservando la realtà, facendo esperienza diretta sul territorio. Sono stato due anni nella scuola in cui ho girato e in cui la storia si svolge. La situazione nelle scuole e nelle classi qualche volta è così complessa che sarebbe idiota risolverla con una bacchetta magica. Non esiste magia, non esistono ricette, a contare, a fare la differenza sono soltanto la perseveranza e la pazienza degli insegnanti. Certo non è facile ma io credo che sia comunque possibile. È vero, i progressi dei miei allievi non sono spettacolari perché non è così che funzionano le cose, sono piuttosto delle piccole gocce d'acqua, il principio di un fiume che impiegherà del tempo a formarsi.

Negli ultimi anni nelle sale francesi sono usciti diversi film che hanno per oggetto la scuola, penso a Una volta nella vita, A voce alta - La forza della parola (guarda la video recensione), La classe - Entre les murs. Mi spiega questa urgenza?
Non so dire se sia un'urgenza ma certamente è una questione complessa e delicata che sta molto a cuore ai francesi. Non ho i dati alla mano per dire se effettivamente la questione interessi più i francesi che gli altri paesi del mondo. Io credo che la scuola sia un tema che preoccupi tutto il mondo. Non ho fatto degli studi a riguardo e non so perché la società francese avverta l'esigenza di rappresentare tanto spesso il sistema educativo, penso che sia qualcosa che viene da lontano, dalla scuola pubblica. Per rispondere correttamente a questa domanda dovrei fare uno studio comparato tra diversi paesi. Con certezza posso dire quello che ho verificato personalmente col mio film. Sono stato invitato recentemente al festival di Lecce, dove ho incontrato dei professori che mi dicevano che quella sullo schermo era proprio la loro vita, che le cose nella (loro) realtà andavano esattamente così. In Perù, in Nigeria e in tutti gli altri posti dove sono stato col mio film, mi hanno detto tutti la stessa cosa. Ci sono tanti professori che non sanno come approcciare un allievo difficile, come restituirgli il gusto di apprendere.
Per me la cosa più importante a scuola è che il professore riesca a interessare l'allievo, non dovrebbero essere gli allievi a preoccuparsi di questo ma i professori. La regola vale anche per un regista, non deve essere il pubblico a preoccuparsi del film ma il regista a interessarlo col suo film. Non è colpa dello spettatore e non è nemmeno colpa degli studenti se la relazione non funziona. Bisogna cambiare il punto di vista, gli insegnanti devono domandarsi come rendere interessante la propria materia. Come appassionare i ragazzi all'italiano, alla letteratura francese, alla lingua tedesca....

Nel libro "Diario di scuola", Daniel Pennac sostiene che per un 'cattivo allievo' è una fortuna avere come professore un ex-somaro. Perché quel professore sa bene come si sente il suo allievo, avverte la sua frustrazione. Pennac ha ragione? Un professore può salvarti la vita?
Non ho letto il libro di Pennac ma nella vita qualche volta capita, capita la fortuna di incontrare un professore che te la cambi radicalmente. Riguardo a questo posso dirle che mi è capitato durante le riprese del mio film di ripensare al film di Laurent Cantet (La classe - Entre les murs), di cui apprezzo molto la regia e il côté realista ma affatto i contenuti. Il metodo del mio professore è l'esatto inverso di quello adottato da François Bégaudeau. Non sono affatto d'accordo col suo manuale didattico, lui è convinto che un professore non possa fare niente e che gli allievi siano stupidi punto. Assume insomma un atteggiamento di superiorità rispetto alla classe, nel film è lui la star, sembra sempre vantarsi, sembra quasi di sentirlo dire "sono troppo per voi, me ne vado", cosa che poi effettivamente fa nel film e ha ha fatto nella vita vera. François Bégaudeau non è più un professore, adesso fa lo scrittore, fa altre mille cose.
Non avevo coscienza di questo quando vidi La classe - Entre les murs la prima volta. Mi sono reso conto dello scarto mentre lavoravo al mio di film. Quando ho toccato con mano la realtà scolastica, ho capito che Bégaudeau aveva fallito come professore. Il mio professore si muove in direzione opposta alla sua perché io credo fortemente che il sistema si possa cambiare, che si possa fare tanto. Prima delle riprese ho incontrato e parlato con molti professori disposti a mettersi in discussione per il bene dell'allievo ed è esattamente questo che racconto. Lui invece si è messo su un piedistallo e il risultato è stato un film realista ma dal contenuto deprimente. Il segreto è la fiducia, se abbiamo fiducia in uno studente possiamo fare tutto, se gli concediamo la nostra fiducia l'allievo si dirà che può farlo. Io credo che ogni persona sia 'aperta', disponibile a fare ma qualche volta è necessario donargli una chiave, dargli una possibilità. Non a caso nel film di Cantet gli allievi sono contro Bégaudeau, non lo comprendono e questa incomprensione è la dimostrazione che è stato un 'cattivo maestro'.

Perché scegliere la finzione documentaria invece del documentario?
Perché volevo fare un film, amo i documentari ma volevo essere io a creare un mondo e poi a osservarlo. Ma potrei definire il mio film un incrocio tra fiction e documentario. Il trasferimento del mio professore dal centro di Parigi alle banlieue è naturalmente finzione, in Francia non puoi obbligare un insegnante a spostarsi, il resto del film volevo fosse invece realistico perché i professori non si sentissero traditi sullo schermo. E poi volevo che fosse un film divertente, che accadessero a scuola tante cose divertenti. Non ho scelto il dramma perché ce ne sono già troppi di film drammatici sull'argomento.

Perché ha scelto proprio Versailles per la gita scolastica? E perché la lettura di "I miserabili" in classe?
Perché Versailles è emblematica, perché è l'opposto e poi perché mi divertiva l'idea di far correre a perdifiato gli studenti lungo i corridoi di Luigi XIV, mescolare passato e presente. Il Re Sole non avrebbe mai potuto immaginare che un giorno un gruppo scalmanato di adolescenti avrebbe osato tanto. Victor Hugo invece l'ho scelto perché trovo ci sia una connessione forte tra i 'miserabili' di ieri e quelli di oggi, che sono certamente meno miserabili di quelli francesi del diciannovesimo secolo. Ma alla fine mi pare che i miserabili contemporanei vivano ugualmente una situazione difficile e condizioni difficili. Mi interessava scovare e raccontare questa simmetria.

La scuola è un argomento trattato sovente dal cinema. Quali sono i suoi indispensabili?
Mi è stata fatta spesso questa domanda ma non mi viene mai in mente un film preciso.

È difficile accordare un grande attore professionista come Denis Podalydès con giovani attori debuttanti?
No, è stato tutto molto divertente e spontaneo. Podalydès l'ho scelto per il suo talento ma soprattutto perché sapevo che il suo sogno nel cassetto era sempre stato quello di fare il professore, tra le altre cose ha anche studiato al liceo Henri IV. Podalydès si è preparato da solo mentre io ho fatto molte prove con gli allievi. Quando poi lui si è presentato in classe è stato davvero come se arrivasse in aula un nuovo docente, un insegnante che non aveva nessuna familiarità e nemmeno complicità con la classe. Certo gli allievi quando lo hanno visto sapevano esattamente quello che dovevano fare. Abdoulaye Diallo, l'allievo che si confronta direttamente col suo professore, l'ho scelto perché è molto naturale, c'è nella sua maniera di porsi qualcosa che mi intriga, recita senza recitare, sa quello che deve fare in scena e lo fa naturalmente. L'ho incontrato nei miei sopralluoghi a scuola, proprio come tutti gli altri ragazzi.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 7 febbraio 2019
Fulvia Degl'Innocenti
Famiglia Cristiana

Il meccanismo narrativo è stato visto più volte: un professore, che viene da un liceo prestigioso del centro di Parigi, si ritrova nella turbolenta classe di una scuola superiore della banlieu, dove sono quasi tutti extracomunitari. Il primo impatto è negativo: i suoi modi rigidi e per nulla empatici inaspriscono il disinteresse e la contrapposizione da parte dei ragazzi.

giovedì 7 febbraio 2019
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Il soggetto, non è nuovo. Un professore parigino (un grande Denis Podalydès) viene catapultato, dalla città, in una scuola di periferia, tra alunni indisciplinati, apatici, «perdenti». Un anno di scuola raccontato tra problemi personali, abbandoni, povertà, pregiudizi, successi parziali. Un film che sembra un documentario (gli alunni sono presi proprio dall' istituto), capace di fotografare i problemi [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 febbraio 2019
Roberto Nepoti
La Repubblica

Professore in un prestigioso liceo parigino, a un party Francois Foucault si trova a perorare la necessità di assegnare alle scuole di periferia gli insegnanti migliori. Una rappresentante del Ministero Io prende alla lettera, ed eccolo trasferito nella più ostile delle banlieue. A volte ce la prendiamo con i film francesi, ma questo ha il merito di raccontare l'attualissimo conflitto popolo-élite [...] Vai alla recensione »

mercoledì 6 febbraio 2019
Giulia Lucchini
La Rivista del Cinematografo

Un luccio viene messo nella stessa vasca con alcuni pesciolini. C'è un vetro che li divide per cui lui non può mangiarli. Dopo un po' di tempo, anche quando quel vetro non ci sarà più, lui comunque non ci riuscirà. Sarà ormai rassegnato. È proprio questa rassegnazione, che si annida negli alunni, che il professor Francois Foucault, interpretato dal bravissimo Denis Podalydès (membro della Comédie-Francaise [...] Vai alla recensione »

mercoledì 6 febbraio 2019
Antonio D'Onofrio
Sentieri Selvaggi

Quando accidentalmente François Foucault (Denis Podalydès) si lascia scappare, in presenza di una rappresentante del Ministero di Pubblica Istruzione, di credere alla necessità di inviare i migliori insegnanti nelle periferie, viene preso in parola. E non può sottrarsi al trasferimento dalla prestigiosa scuola parigina, le Lycée Henri-IV, dove svolgeva il suo lavoro, ad un problematico ed anonimo istituto [...] Vai alla recensione »

martedì 5 febbraio 2019
Roberto Manassero
Film TV

È innegabile che da un po' di tempo la classe intellettuale francese cerchi attraverso il cinema di mitigare il senso di colpa verso quelle che reputa le classi inferiori, di preferenza quelle assiepate nella banlieue parigina. Come recentemente in Quasi nemici - L'importante è avere ragione, dove un docente universitario vagamente razzista si ritrovava a dare lezioni a una ragazza di origine magrebina, [...] Vai alla recensione »

sabato 2 febbraio 2019
Alessandra De Luca
Avvenire

La storia di quei professori che scoprono il senso più profondo della propria professione grazie al turbolento incontro con ragazzi "difficili", appartenenti a un contesto sociale depresso e considerato senza futuro, è ormai un vero e proprio genere cinematografico e un grande classico dei romanzi di formazione che vedono protagonisti gli adulti. In questo filone si inserisce anche il film di Olivier [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
martedì 5 febbraio 2019
A cura della redazione

François Foucault è professore di lettere in un prestigioso liceo di Parigi. Un giorno si lamenta con una funzionaria dell'Educazione nazionale dei problemi delle scuole di periferia, dove bisognerebbe inviare professori più competenti.

NEWS
mercoledì 16 gennaio 2019
 

François Foucault è professore di lettere al prestigioso liceo Henri IV di Parigi. Durante una serata, l'uomo si lamenta con una funzionaria dell'Educazione nazionale dei problemi delle scuole di periferia dove bisognerebbe inviare dei professori più [...]

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