Roma

Film 2018 | Drammatico +13 135 min.

Regia di Alfonso Cuarón. Un film Da vedere 2018 con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Marco Graf, Daniela Demesa, Diego Cortina Autrey. Cast completo Titolo originale: Roma. Genere Drammatico - Messico, USA, 2018, durata 135 minuti. Uscita cinema lunedì 3 dicembre 2018 distribuito da Cineteca di Bologna. Oggi tra i film al cinema in 21 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,99 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La storia di diverse generazioni di una famiglia durante gli Anni Settanta a Città del Messico. Il film è stato premiato al Festival di Venezia, ha ottenuto 3 candidature a Golden Globes,

Consigliato assolutamente sì!
3,99/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,75
PUBBLICO 4,22
ASSOLUTAMENTE SÌ
Il ritratto di una dignità umana così profonda e inalienabile da trasformare ogni cosa in straziante bellezza.
Recensione di Paola Casella
giovedì 30 agosto 2018
Recensione di Paola Casella
giovedì 30 agosto 2018

Messico, 1970. Roma è un quartiere medioborghese di Mexico City che affronta una stagione di grande instabilità economico-politica. Cleo è la domestica tuttofare di una famiglia benestante che accudisce marito, moglie, nonna, quattro figli e un cane. Cleo è india, mentre la famiglia che l'ha ingaggiata è di discendenza spagnola e frequenta gringos altolocati. I compiti della giovane domestica non finiscono mai, e passano senza soluzione di continuità dal dare il bacio della buonanotte ai bambini al ripulire la cacca del cane dal cortiletto di ingresso della casa: quello in cui il macchinone comprato dal capofamiglia entra a stento, pestando i suddetti escrementi. Perché nel Messico dei primi anni Settanta tutto coesiste: la nuova ricchezza come la merda degli animali da cortile, il benessere ostentato dei padroni e la schiavitù "di nascita" dei nullatenenti. Tutto convive in un sistema contradditorio ma simbiotico in cui le tensioni sociali non tarderanno a farsi sentire, catapultando il recupero delle terre espropriate in cima all'agenda dei politici in cerca di consensi.

Era dai tempi di Y Tu Mama Tambien che Alfonso Cuaron non girava un film nel suo nativo Messico, e sono trascorsi cinque anni da quando Gravity l'ha definitivamente consacrato al gotha hollywoodiano.

In un bianco e nero pastoso che mescola ricordi nostalgici e denuncia sociale, con Roma Cuaron torna alle proprie radici e racconta il Messico della sua infanzia, nonché il debito di riconoscenza che tutti i figli della borghesia messicana devono alle tate e alle "sguattere" che li hanno cresciuti con amore e devozione. Roma è il suo film più intensamente personale e più provocatoriamente politico, e racconta un intero Paese attraverso il suo frattale minimo, e il più indifeso.

Cleo è un prodigio di efficienza e un contenitore di dolcezza senza fondo, cui attingono senza vergogna e senza scrupoli coloro che hanno avuto la fortuna di nascere in una classe sociale più elevata, e i cui avi hanno contribuito a depredare le risorse del Paese, che appartenevano - quelle sì per diritto di nascita - alla popolazione indigena. In lei si consuma una quieta implosione, quella di essere umano così stanco di spendersi per gli altri che "fare finta di essere morta" le sembra un gioco sorprendentemente piacevole. In aggiunta alla sua condizione di india povera, Cleo è donna: e questo la rende il paria della terra, inferiore persino a quegli uomini nullatenenti che le ronzano intorno, e che imbottigliano energia vitale per la rivoluzione a venire, ma dimenticano la più elementare decenza nei confronti delle proprie compagne. Il ritratto che Cuaron fa di un maschile distruttivo e irresponsabile, contrapposto ad un femminile accuditivo e aperto al cambiamento, collega Roma a Gravity nella convinzione che il futuro sia donna.

In questo mondo in trasformazione (ma non necessariamente direzionato verso un reale progresso) terremoti e incendi cercano di spazzare via il vecchio, mentre i latifondisti imbalsamano le proprie prede e i propri compagni di caccia affinché tutto rimanga uguale, e il loro privilegio resti immutato. Cleo calpesta il fango delle baraccopoli come le maioliche delle case dei ricchi, e continua a dare a piene mani lasciandosi depauperare ogni giorno, e augurandosi silenziosamente la morte per sé e per la sua stirpe (soprattutto se femminile). Ma il miracolo di Roma è trasformare la sua storia nel ritratto di una dignità umana così profonda e inalienabile da metamorfizzare ogni cosa in straziante bellezza.

Cuaron applica la propria consumata maestria tecnica e compositiva ad una storia girata in sequenza in 108 giorni, e interpretata da non attori di rara autenticità. La sequenza su cui scorrono i titoli di testa è già un capolavoro ed enuclea tutta la narrazione a seguire: nello specchio della lisciva con cui Cleo pulisce i pavimenti appare il riflesso dell'aeroplano che porterà via chi può dalla quotidianità degradata del quartiere.

L'autore firma sceneggiatura, montaggio, direzione della fotografia e naturalmente regia, concedendosi piani sequenza e carrellate da grande artista, senza per questo interferire nella linearità essenziale della storia. A tessere il suo grande arazzo ci sono una ricostruzione d'ambiente vertiginosa (di Eugenio Caballero, premio Oscar per Il labirinto del fauno) e un sound design che ci fa avvertire tutti i rumori di fondo, spesso apparentemente provenienti dai lati esterni della sala cinematografica.

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VIDEO RECENSIONE
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 4 dicembre 2018
Antonio Montefalcone

Dopo 5 anni dal pluripremiato con gli Oscar “Gravity”, Alfonso Cuarón è tornato nella sua terra natia, il Messico, dove esordì con “Y Tu Mama También”, per girare la sua pellicola più personale e autobiografica, “Roma”. L’opera è un interessante ed affascinante viaggio nella memoria, uno scavo nella mente e nei ricordi [...] Vai alla recensione »

domenica 9 dicembre 2018
Writer58

Breve nota autobiografica: ho vissuto per diversi anni (dal 1981 al 1985) proprio nella colonia Roma, il quartiere di Città del Messico ritratto nel film di Cuaròn. Era un quartiere residenziale, insidiato dallo sviluppo urbano che lo ha parzialmente snaturato e dalla proliferazione di strade ad altissimo traffico (Insurgentes, Chapultepec, Monterrey)  che ne hanno lacerato il tessuto. [...] Vai alla recensione »

martedì 4 dicembre 2018
fulviowetzl

Alfonso Cuaron torna a Ciudad de México, e in un nitidissimo bianco e nero,  non immemore de Los Olvidados di Louis Buñuel,  filmato in prima persona, racconta la sua infanzia nel quartiere medioborghese di Roma, nel 1971. Cleo domestica india in una famiglia, padre e madre, una nonna, quattro figli tra l'infanzia e la prima adolescenza, ad un passo dallo sfasciarsi, [...] Vai alla recensione »

lunedì 10 dicembre 2018
vanessa zarastro

“Roma” è un bellissimo film in bianco e nero che narra un anno di vita di una famiglia borghese messicana, visto attraverso gli occhi di Cleo, la domestica mixteca. Alle vicende della famiglia, fanno da sfondo i contrasti sociali che in quegli anni hanno sconvolto il Paese. Siamo nel 1970 a Mexico City, nel quartiere residenziale Colonia Roma nel centro della città [...] Vai alla recensione »

giovedì 6 dicembre 2018
Cartoons'' Café

In un Messico degli anni 70, preda di contestazioni e guerriglia, vediamo una tranquilla famiglia medioborghese alle prese con la vita di tutti i giorni: un padre, una madre, quattro figli (due piccoli e due in pre adolescenza) una nonna amorevole, l'immancabile cane per far compagnia ai piccoli e tre indios che si prendono cura della casa e delle vite di tutti loro.

lunedì 10 dicembre 2018
MAURIDAL

 Quando un regista di cinema ,vuole rappresentare una sua storia ,una sua personale esperienza di vita ,che riaffiora dalla memoria dell'infanzia , ma nel contempo vuole raccontare anche i contesti in cui quella storia si svolse , mischiando e sovrapponendo la memoria con gli avvenimenti della storia del paese in cui è vissuto , allora il film che un regista come Alfonso Cuarón [...] Vai alla recensione »

domenica 9 dicembre 2018
alesimoni

Capolavoro. Non ci sono tante altre definizioni per l'opera del fenomenale Alfonso Cuaron. Che fosse un mostro di tecnica si sapeva già da Gravity, ma con quest'opera in 65mm ha superato sé stesso: ci sono alcuni piani sequenza con una luce e una profondità che tolgono il respiro . Partendo da dati autobiografici, il cineasta messicano finisce col confezionare un'opera politica con un fortissimo messaggio [...] Vai alla recensione »

sabato 8 dicembre 2018
stefano capasso

Roma è il nome di un quartiere borghese di Città del Messico, dove Alfonso Cuaron è cresciuto negli anni 60-70. Il film si basa su una struttura circolare, il dramma comincia quando il padre in strada saluta la moglie per un viaggio misterioso mentre sta passando una banda musicale e si conclude quando la famiglia rientra da una vacanza al mare che sarà rivelatoria, mentre [...] Vai alla recensione »

domenica 2 settembre 2018
Peer Gynt

Citare Fellini come riferimento per l'ultimo film di Alfonso Cuaron è assolutamente fuorviante. In un bellissimo bianco e nero (fotografato dallo stesso regista), Cuaron racconta la solitudine e la profonda umanità di una donna, un'india, Cleo, domestica in una famiglia della media borghesia messicana. Siamo a Roma, un quartiere di Città del Messico, e entrambe le donne [...] Vai alla recensione »

domenica 9 dicembre 2018
Alessio Sciamanna

Cuaron riesce a trasformare scene di vita quotidiana in un racconto epico che tiene incollati allo schermo dal primo all'ultimo istante.

domenica 9 dicembre 2018
8e1/2

Un gran bel film, sorretto dalla messa in scena di un regista al culmine della sua maturità artistica. Alcuni momenti di "Roma" (in particolare la manifestazione e la successiva sequenza in ospedale) sono da antologia. 

FOCUS
FOCUS
martedì 4 dicembre 2018
Roy Menarini

Non ci sono molti dubbi sul fatto che il 57enne Alfonso Cuarón sia un regista cinefilo. La sua carriera, invece che diseguale o alterna, rappresenta la tipica filmografia che viene amata dagli intenditori proprio per il nomadismo dei progetti. Oltre al fatto che - secondo molti - appartiene a lui l'episodio più intrigante e gotico della saga di Harry Potter (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban), basti mettere a confronto gli ultimi due film: Gravity e appunto Roma (guarda la video recensione). L'uno è un survival movie in 3D ambientato nello spazio, l'altro è un grande romanzo popolare in bianco e nero narrato negli anni Settanta.
A unirli è una vera e propria "immaginazione melodrammatica" (per citare la categoria fondata dallo studioso Peter Brooks). In Gravity l'atteggiamento veniva svelato dalla formidabile idea di far fluttuare in assenza di gravità una lacrima, che - nella versione tridimensionale - galleggiava di fronte ai nostri occhi, con evidenti intenti metaforici.

In Roma è difficile resistere alla commovente vicenda della domestica Cleo e del suo talvolta ottuso attaccamento alla famiglia che custodisce.

Certo, rispetto ai classici di Douglas Sirk o Delmer Daves, manca la rappresentazione della crudeltà classista che qui, pur evidentemente spiegata a ogni piè sospinto, rischia di essere occultata dall'immedesimazione verso gli sfruttati e la loro generosità. Ma, a parte le letture ideologiche, questo melodramma storico e sociale ha tutte le carte in regola per farsi amare e per ottenere i premi che merita, dopo il Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 2018.
C'è, però, qualcosa di più del dato narrativo e della prospettiva storica che il regista messicano adotta (la classica proiezione delle disavventure individuali sullo sfondo politico e degli avvenimenti collettivi). Questo di più è lo stile. Uno stile potente e arioso, fatto di acrobatici e complessi movimenti di macchina, di allusioni ai maestri del cinema messicano del dopoguerra e dei maestri del cinema tout court (con annesse soluzioni felliniane), e un atteggiamento che, prendendo a prestito un anglismo, potremmo definire cinematico.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 31 agosto 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Il presupposto alla base di Roma è in fondo giusto: perché le storie degli umili e degli ultimi dovrebbero essere mostrate per forza con un realismo paradocumentario? Alfonso Cuarón, regista di film diversissimi, da Y tu mama también a un Harry Potter, per il suo dramma sociale in cui torna al natio Messico, sceglie un luccicante bianco e nero, inquadrature e movimenti di macchina costruitissimi.

venerdì 31 agosto 2018
Francesco Alò
Il Messaggero

Come si dice Amarcord in messicano? Roma. Alfonso Cuarón ricorda la sua infanzia in un bianco e nero maiuscolo a Città del Messico, quando papà era sempre in viaggio d'affari (oppure no?), mamma Sofia accumulava libri tremando al pensiero di perdere quell'uomo, nei cinema fumosi si pomiciava e la domestica Cleo puliva costantemente le cacche dei cani dal vialetto troppo stretto per l'ingombrante Ford [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 novembre 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Per Cuarón, ecclettico e discontinuo latinoamericano a Hollywood, in curriculum un Harry Potter e il Gravity, spaziale vincitore di Oscar, questo è il film della vita, un ritorno alla casa di famiglia nel quartiere borghese del titolo a Città del Messico. L'ago di un tempo proustiano in bianco e nero cuce le sorti della domestica Cleo in risonanze neorealiste e felliniane.

venerdì 31 agosto 2018
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Il processo che da tempo in vari paesi del latinoamerica ha portato al lungo lavoro sulla memoria è anche al centro dell'ultimo magnifico film di Alfonso Cuaron, Roma che apparentemente si aggira tra le tranquille stanze di un appartamento del borghese quartiere di Città del Messico che dà il titolo al film e rimette in scena nodi non risolti della società.

NEWS
VIDEO RECENSIONE
lunedì 3 dicembre 2018
A cura della redazione

Messico, 1970. Roma è un quartiere medioborghese di Città del Messico che affronta una stagione di instabilità economico-politica. Cleo è la domestica tuttofare di una famiglia benestante che accudisce marito, moglie, nonna, quattro figli e un cane.

POSTER
martedì 27 novembre 2018
 

Messico, 1970. Roma è un quartiere medioborghese di Mexico City che affronta una stagione di grande instabilità economico-politica. Cleo è la domestica tuttofare di una famiglia benestante che accudisce marito, moglie, nonna, quattro figli e un cane.

NEWS
mercoledì 21 novembre 2018
 

Messico, 1970. Roma è un quartiere medioborghese di Mexico City che affronta una stagione di grande instabilità economico-politica. Cleo è la domestica tuttofare di una famiglia benestante che accudisce marito, moglie, nonna, quattro figli e un cane.

MOSTRA DI VENEZIA
sabato 8 settembre 2018
 

La 75esima edizione della Mostra Internazione d'Arte Cinematografica si conclude con il trionfo di Roma di Alfonso Cuaron, la storia di diverse generazioni di una famiglia durante gli Anni Settanta a Città del Messico.

NETFLIX
venerdì 17 agosto 2018
 

Cleo (Yalitza Aparicio) è una giovane collaboratrice domestica di una famiglia della classe media che vive nel quartiere di Roma a Città del Messico. Con un'artistica lettera d'amore alle donne che lo hanno cresciuto, Cuarón attinge alla propria infanzia [...]

winner
leone d'oro
Festival di Venezia
2018
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